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Tokyo Jihen ::: Kyouiku :::
by Sakura

Tokyo Jihen Kyouiku

Tipo: Album / Anno: 2004

::: Track list :::
01. Ringo no uta
02. Gunjou hiyori
03. Nyuusui negai
04. Sounan
05. Crawl
06. Genjitsu ni oite
07. Genjitsu wo warau
08. Service
09. Ekimae
10. Omatsuri sawagi
11. Bokoku jousho
12. Yume no ato

Dopo il capolavoro "Kalk samen kuri no hana" del 2003, Shiina Ringo annunciò a sorpresa che aveva deciso di smettere la carriera solista entrando in un gruppo, i Tokyo Jihen. La band aveva già fatto le prove generali suonando tutti insieme nell'ultimo tour solista di Ringo, e questo è il loro lavoro di debutto. Si sente all'istante che sono tutti musicisti di grande talento che sanno davvero il fatto loro; ma l'album abbandona le complessità e le ricercatezze delle ultime opere di Ringo, optando per uno stile più diretto fatto per essere riproposto live. Forse non l'album più originale dell'anno, ma di indubbia qualità e una prova di stile quale se ne ascoltano raramente.

01. Ringo no uta (La canzone delle mele / La canzone di Ringo)
In apertura troviamo quello che fu l'ultimo singolo da solista di Shiina Ringo, in una versione completamente rivisitata, molto rock ed energica, con la voce distorta e decisamente guitar-oriented, diversa dalla versione originale come il giorno dalla notte. Giusto per mettere le cose in chiaro: ormai Ringo ha cambiato direzione.

02. Gunjou hiyori (Bel tempo oltreoceano)
Il primo, fulminante singolo dei Tokyo Jihen. Sempre molto rock, ma si sente di più l'influenza delle tastiere di HZM (che peraltro ha composto lui questa canzone). Allegra, veloce e dal ritornello efficace, davvero niente male.

03. Nyuusui negai (Desiderio di annegare)
Viriamo verso un sound più pianistico con questa canzone. La strofa è tranquilla e il ritornello più carico; la melodia è splendida, ma il vero gioiello della canzone è la batteria, ascoltatela con cura.

04. Sounan (Catastrofe)
Il capolavoro, nonché secondo singolo dei TJ. "Sounan" ha una melodia che fluisce come un fiume: tranquillo, ma inpossibile da fermare. Un mio amico, alla fine della canzone, ha giustamente commentato "200 hit combo!" perché davvero è una sequela ininterrotta di melodia di prima qualità. E non tralasciamo l'arrangiamento degli strumenti, anch'esso favoloso. Non riesco a stufarmi di questa canzone, è TROPPO bella.

05. Crawl
Il Moog in sottofondo è qualcosa che mi manda ai matti! E Ringo che canta, con voce filtrata, sfacciatamente e indolentemente. "Crawl" è un pezzo rock che non avrebbe affatto stonato su "Shouso strip", il secondo lavoro della Shiina.

06. Genjitsu ni oite (Avvicinandosi alla realtà)
Nient'altro che un breve, quieto strumentale pianistico, opera ovviamente di HZM, che funge da ponte verso la traccia seguente.

07. Genjitsu wo warau (Rido della realtà)
Una canzone jazz-rock, molto pacata, cantata in inglese con pronuncia più che decente. La melodia del ritornello è davvero bella e inusuale. Uno dei pezzi migliori del cd.

08. Service
Ecco a voi la canzone più matta dell'album! Molto veloce e fintamente pasticciata, con Ringo che canta qualcosa di quasi inintellegibile per quanto la sua voce è distorta. Mi sembra una canzone da ballo anni '30 passata al frullatore! Favolosa!

09. Ekimae (Di fronte alla stazione)
Anche in questa canzone molto cupa, che sembra una chanson francese, è il pianoforte a farla da padrone insieme alla voce. Gli altri strumenti si aggiungono solo in un secondo tempo. Forse è la canzone meno bella del disco, ma è quella che ci fa capire che oltre a padroneggiare ottimamente la tecnica, i TJ riescono a risollevare le sorti di una canzone con la loro interpretazione.

10. Omatsuri sawagi (Chiasso in una fiera)
Se fosse cantata in portoghese, non avrei esitato a ritenere "Omatsuri sawagi" una canzone brasiliana. Non a caso il titolo inglese ufficiale del brano è "The carnival"... molto bossa nova, davvero bella! È la mia preferita dell'album (dopo "Sounan").

11. Bokoku jousho (Sentimenti per la mia madrepatria)
Come si fa a non amare Ringo quando scrive una canzone in stile enka, allegra e gioiosa, e poi la arrangia alla moderna-ma-non-troppo? Mi immagino un paesino giapponese, pieno di sole, e Ringo in kimono che passeggiando qua e là canta questa canzone. Adorabile!

12. Yume no ato (Dopo i sogni)
Una canzone molto lenta e sentimentale chiude il breve album (neanche tre quarti d'ora). Si inizia solo con pianoforte e voce quieta, quasi sussurrata, e prosegue crescendo lentamente, sempre più. Sarebbe splendida in tutto, se verso la fine non ci fosse una stecca clamorosa, che effettivamente è prova del sentimento con cui Ringo sta cantando, ma che mi fa male più al cuore che alle orecchie... ma a parte quello, davvero una canzone dolce e appassionata

Grazie a SAKURA GARDEN per avermi concesso la pubblicazione di questo articolo m(_ _)m

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